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Stanza del vino

Quella che vogliamo raccontarvi è una poesia che ha origine antiche ma che è nei cuori di tutti noi: la vendemmia.

Anche a Palazzo De Stefano la vendemmia era vissuta come una festa annuale, coinvolgeva tutta la famiglia e spesso, alcuni braccianti. Tra la fine di settembre e il mese di ottobre, in giornate di sole, quando era completamente asciutta dalla rugiada, l’uva veniva raccolta. 

La vendemmia e la vinificazione consistevano un po’ come oggi, nella raccolta e nella successiva pigiatura dei grappoli in larghi bacini, con la torchiatura dei raspi dell’uva e la fermentazione del mosto in recipienti lasciati aperti fino al completo esaurimento del processo.

Una volta pronto, il vino veniva trasportato con l’aiuto dei muli a Palazzo De Stefano, dove attraverso u’curritur (corridoio) si entrava con l’animale e si raggiungeva una botola che, dal piano superiore, consentiva di versare il vino direttamente nelle botti attraverso un sistema ad imbuto ancora perfettamente funzionante.

Il vino conservato in botti e damigiane, ancora presenti nella cantina, veniva portato in tavola e nei luoghi di lavoro con brocche, bottiglioni, giare di terracotta, fiaschi impagliati, o piccole botticelle, anch’esse disseminate all’interno della stanza. 

A raccontarvi la storia di questa stanza ci sarà un ospite speciale, anzi Divino: Bacco, il dio del vino e dei misteri pronto a inebriare tutti i vostri sensi.