Seleziona lingua

La storia di
Palazzo De Stefano

Ci sono posti che esistono solo nella fantasia, altri nei cuori di chi li ha vissuti, altri ancora che racchiudono tutte queste sensazioni in un luogo nascosto dove uomo e natura hanno fatto un patto: coabitare senza prevaricarsi.

Ed è proprio qui, immerso in una folta foresta dell’Appennino Lucano, che iniziava a prendere forma Abriola; un paese stratificatosi nel tempo, come le rocce su cui si erge  e che ha visto sorgere, nel cuore pulsante del suo centro, Palazzo De Stefano. Abitato da medici, giudici e militari divenne uno dei punti di riferimento dell’antica Abriola. Allevatori, contadini, vignai, tessitrici e domestiche davano vita ad un tempo che non c’è più.

Tra le mura dell’antico Palazzo, appartenente alla famiglia De Stefano sin dalla seconda metà del XIX secolo, attraverso un suggestivo percorso, riecheggia la storia di una civiltà che il ‘900 ha appena sfiorato.

A scandire il tempo il susseguirsi delle stagioni: il lavoro dei campi in primavera, la mietitura in estate, la vendemmia in autunno ed infine, la raccolta della legna per alimentare il fuoco in inverno.
Queste erano le azioni rituali che annualmente hanno scandito il passaggio dei secoli attraverso un tempo segnato dal rapporto equilibrato tra natura e uomo.

 

Dal 2011 il Palazzo ha subìto una serie di interventi di ristrutturazione conservativa, tanto da tornare pian piano a rivivere, fino ad arrivare ai nostri giorni con una nuova fruizione e una narrazione multimediale attraverso la quale, si dona una nuova vita ai suggestivi ambienti che sembrano essere rimasti sospesi nel tempo.

Una congiunzione unica tra linguaggio tradizionale e linguaggio digitale per innovare le modalità di visita del Palazzo, contenitore straordinario di storie di vita in attesa di essere scoperte.

Tre ingressi, circa 400mq su tre livelli e con un incantevole giardino, Palazzo De Stefano apre le sue porte al pubblico. 

Abriola

Di Abriola non ci sono tracce certe fino al IX secolo quando i Saraceni fondano qui una roccaforte. L’antico centro conserva ancora l’aspetto caratteristico dei quartieri arabi, nonostante le trasformazioni e gli ampliamenti effettuati nel periodo svevo ed angioino. Sul versante sud, a valle, si scorgono ancora, tratti delle mura di cinta medioevali.

Divenuta feudo a partire dal XII secolo, Abriola appartiene a molti casati, tra cui quello dei D’Orange, dei Di Sangro, dei Caracciolo ed infine dei Federici. 

Un paese piccolo che però fu teatro e parte attiva della storia del mezzogiorno. Storia e leggenda si intrecciano: durante il decennio napoleonico i briganti, sostenuti dal governo borbonico iniziarono ad attaccare i centri della Lucania in cerca di cibo, soldi e vendetta. 

Nel 1809 i briganti arrivarono anche ad Abriola. Il brigante Taccone da Tricarico, con a capo Izzo Nigro da Marsicovetere, diretti da Nicola Lapetina e da Arcangelo Curto dalla Puglia, accorsero in aiuto dei briganti abriolani, guidati da Rocco Bonomo detto Scozzettino e assaltarono il castello sterminando l’intera famiglia del barone Federici.

Un episodio che si è tramandato di generazione in generazione e viene tuttora rievocato nel periodo estivo attraverso la manifestazione “Assalto al castello”, che non solo evoca i fatti realmente accaduti ma coinvolge tutto il paese e il pubblico che assiste con passione ed emotività.

 

Chi alla “guerra” preferisce l’amore, può essere più che felice di venire qui. Abriola è infatti anche chiamato il paese degli innamorati: vicino la piazza principale si erge la Chiesa Madre intitolata Santa Maria Maggiore dedicata proprio a S. Valentino. All’interno è custodito il busto ligneo seicentesco del santo, un’urna e tre teche contenenti parte delle reliquie del martire romano, tutte accompagnate da autentiche pontificie.  Il 14 febbraio tutti gli innamorati si danno appuntamento per scambiare le loro promesse d’amore, per tenere accesa quella fiamma che viene festeggiata attraverso dei suggestivi falò di legna e ginestre dislocati in tutti i quartieri del Paese.

Da visitare anche la piccola chiesa cinquecentesca di S. Gerardo che conserva pregevoli affreschi di Giovanni e Girolamo Todisco due dei più fecondi artisti del Cinquecento lucano.

I dintorni

Abriola offre la possibilità di perdersi tra la natura dei folti boschi che la circondano. Una passeggiata di pochi km attraverso un itinerario molto suggestivo permette di raggiungere il Santuario della Madonna di Monteforte meta in estate di numerosi pellegrinaggi.  Ad una altitudine di 1300 m, il santuario assume anche un significativo riferimento visivo nel contesto paesaggistico, da quell’altezza si ha una visuale che consente di spaziare con lo sguardo dal centro abitato di Abriola al Massiccio del Volturino, dalla Montagna di Viggiano fino alle Dolomiti Lucane.  Fra il monte Maruggio e il monte Arioso è situato il “Rifugio della Maddalena”, circondato da un suggestivo bosco. Nel periodo invernale grazie ad area sciistiche attrezzate nell’area di Sellata-Pierfaone è possibile praticare sport invernali. 

Non lontano dal paese si trova anche la “Piana del Lago”, suggestiva location dove è possibile trovare cavalli allo stato brado o animali da pascolo che godono della presenza di un laghetto per abbeverarsi.